martedì 10 gennaio 2017

Cibo e Parola


LA FORTUNA DEL CREDENTE
Un buon auspicio per il nuovo anno
(in collaborazione con Enza, foodblogger su Foodtales)


L'arrivo dell'anno nuovo è spesso associato al proliferare di oroscopi, contenenti le previsioni su amore, fortuna e salute.
Un tema scottante anche per molti cristiani che si affidano agli oracoli degli astrologi, in cerca di un'alternativa ai problemi o nella speranza di una buona riuscita dei propri affari sentimentali e materiali.
Ma cos'è la fortuna, per il cristiano? La fede è conciliabile con l'astrologia?
E perché la coccinella (simbolo portafortuna) è associata (cosa che forse non tutti sanno) alla Vergine Maria?



La coccinella di frutta realizzata da Enza
Trovate la modalità di preparazione alla fine del post




La fede e l'astrologia

L'arrivo del nuovo anno è sempre preceduto e accompagnato dalle previsioni su salute, amore e fortuna per i dodici mesi che verranno. Dicembre e gennaio diventano così momenti propizi per il pullulare di oroscopi, diversificati in base ai vari segni zodiacali, e accolti con maggiore o minore attendibilità in base anche alla fama dell'astrologo di turno.
«Le origini dell’astrologia si perdono nei tempi e si confondono con quelle dell’astronomia. Già presso le antiche civiltà cinese, indiana, mesopotamica, egizia, mediterranea, precolombiana, l’astronomia provvide a suddividere il tempo in ore, giorni, mesi, anni, secondo i moti celesti e a fissare il calendario. A questo sapere a sfondo empirico si associarono le credenze astrologiche, connesse con le mitologie, i rituali tribali, funerari e religiosi» [1] pagani.
Da un punto di vista cristiano le previsioni sul futuro realizzate su queste basi non hanno credibilità, perché nessuno conosce il futuro dell'uomo e della terra, se non Dio solo, e coloro ai quali Egli accordi il dono di esserne messi a parte, come nel caso dei profeti, o di alcuni santi.
Per tal motivo «i cristiani dei primi secoli concepirono l’astrologia e la magia come invenzioni diaboliche. In particolare s. Agostino ripudiò con fermezza l’astrologia, accusandola di voler sostituire il determinismo naturale alla volontà di Dio. Colpita dall’anatema agostiniano, l’astrologia quasi scomparve in Occidente per circa 8 secoli» [2]. Ma in seguito essa riapparve e, oggi più che mai, grazie anche alla rapida diffusione tramite i vari mass-media, nuove forme di superstizione rischiano di contaminare il cuore dell'uomo.

Dove la fede scarseggia attecchisce l'occultismo

«Ennio Antonelli, allora arcivescovo di Perugia, indirizza ai fedeli, nel luglio del 1990, una breve lettera Contro la superstizione. 
Si ricorda che la superstizione attecchisce dove scarseggiano la fede e l’istruzione religiosa: "È una reazione sbagliata alla precarietà della vita, alle sofferenze, alle ansie e alle paure" (n. 2). Essa rimane inconciliabile con la fede autentica che si sa abbandonare alla volontà di Dio senza condizioni, cercando lui stesso prima che i suoi favori, e sa sottoporre a lui, con umiltà, le richieste per i bisogni della vita terrena, senza pretendere risposte automatiche.
La fede, inoltre, mentre ispira la preghiera, promuove anche l’uso ragionevole e responsabile delle capacità umane (scienza medica e altre scienze). Quello che, tuttavia, non è lecito è il non distinguere i vari ambiti e "attribuire i risultati all’efficacia automatica di formule e riti, all’uso meccanico di immagini e oggetti sacri" (n. 3). Infatti, in se stesse, tali cose non hanno alcun potere e valore. È indice di superstizione, non di fede, attribuire un potere intrinseco contro malefici e influssi diabolici o contro le malattie a candele, incenso, sale o acqua benedetta» [3].

La fortuna per i santi

I santi hanno spesso avuto la capacità di prevedere eventi futuri, ma in accordo a un dono ricevuto da Dio per la sua stessa maggior gloria e per il bene delle anime.
Pensiamo a san Giuseppe, che in sogno viene avvisato del piano di Erode di uccidere i bambini – incluso Gesù – (cfr. Mt 2,13), o anche al santo che proprio in gennaio si festeggia: don Bosco.
Don Bosco fu spesso ispirato da Dio attraverso sogni (e certamente anche per mezzo di intuizioni interiori) circa gli avvenimenti futuri, come la sua stessa vocazione sacerdotale, la nascita dell'oratorio, la costruzione della Basilica di Maria Ausiliatrice a Valdocco. Non di rado era al corrente anche di vicende nefaste, come la prossima morte di qualcuno dei suoi oratoriani. Avvisato per volere divino, il santo impiegava questo carisma per fare del bene alle anime e avvicinarle a Dio, qualora ne fossero lontane, anche a dispetto delle apparenze.
E proprio don Bosco spese una parola – colma di ironia, ma anche di saggia verità – sulla fortuna, parola particolarmente attuale, se si pensa all'incremento del ricorso al gioco (d'azzardo o meno), per cercare di accumulare ricchezze: 
«Vennero due uomini a domandargli che loro desse alcuni numeri per giocare al lotto, persuasi che li avrebbe dati buoni. Egli con varii ragionamenti cercò distrarli, ma essi impazientiti, perché si andava per le lunghe, lo interruppero:
– Ma non è questo che vogliamo! Vogliamo che ci dica quali numeri dobbiamo giuocare per vincere.
Allora egli; – Mettete questi tre numeri: il 5, il 10, il 14.
D. Bosco disse loro: – Aspettate che vi dia la spiegazione.
– Eh! Non fa di bisogno, in questo, di nessuna spiegazione.
– Eppure se non vi do la spiegazione non saprete giuocare.
– Sentiamola adunque.
– Eccola: il  numero 5 sono i cinque comandamenti della Santa Chiesa: il numero 10 sono i dieci comandamenti di Dio; il numero 14 sono le quattordici opere di misericordia.
Giuocate questi numeri e vi guadagnerete un tesoro infinito.
In altra occasione diede il 4 e il 2, spiegandoli coi quattro novissimi e coi due sacramenti Confessione e Comunione. Molte altre volte uscì in ischerzi somiglianti» [4]. Ma il messaggio centrale di questi «ischezi» è di grande valore: la fortuna più grande dell'uomo è raggiungere l'amicizia con il Signore (il permanere in grazia di Dio) e con il prossimo, attraverso le opere di carità.

Un simbolo della fortuna: la coccinella

Sembra allora che si possa – in termini simpatici – mantenere un legame tra fortuna e fede. Ed è curioso, in tal senso, che uno dei simboli più popolarmente considerati portafortuna abbia un legame con la fede cattolica, dimostrando che, ciò che in termini superstiziosi viene considerato come buona ventura, potrebbe essere meglio spiegato come intervento provvidenziale di Dio nelle vite degli uomini.
Si tratta della coccinella, che presso gli antichi assumeva una valenza positiva innanzitutto per via del colore rosso, notoriamente legato alla buona fortuna in battaglia e in campo medico. Associata fin da tempi remoti alla divinità pagana Licina (dea della fertilità, della bellezza, dell'amore e della luce, con l'avvento della cristianità questo insetto assunse una connotazione "mariana", tanto che essa viene anche definita «scarabeo della Madonna», o, in inglese, «Lady Bug». L'origine del nome deriva da una leggenda: sembra che le popolazioni europee, i cui raccolti furono messi in pericolo, nel Medioevo, da un attacco di afidi (insetti che distruggono le colture) si fossero rivolti con ferventi preghiere a Maria[5] affinché li liberasse da questa piaga. In risposta, avrebbero visto arrivare stuoli di coccinelle, che si nutrono di altri insetti, tra cui, gli afidi stessi. Da qui, il nome dato alla coccinella: «Our Lady's Bug» («L'insetto di Nostra Signora»), tra le cui variazioni linguistiche vi sarebbe il più comune «Lady Bug». Che sia storia o leggenda, sta di fatto che ancora oggi, in varie parti del mondo, l'associazione tra l'insetto rosso punteggiato di nero e la Vergine Maria (o anche Dio stesso) permane nei nomi localmente attribuiti alla coccinella.
In Italia, per esempio, «la coccinella oggi è detta anche Gallinella del Signore oppure Gallinella della Madonna, forse perché molto spesso rappresenta una benedizione del Cielo, collaborando come una gallina contro la presenza di parassiti che si ritorcono negativamente sull'economia umana» [6].



 
COCCINELLA DI FRUTTA
di Enza, foodblogger su Foodtales



Sbucciare e affettare un kiwi. 
Dalle fette più grandi ricavare con una formina a cuore i petali e con le restanti parti completare il quadrifoglio.
Con la mezza mela opportunamente incisa da una parte, comporre le ali della coccinella e decorare con cerchietti di susina. 
Completare l'insetto con la testa e le antenne fatte di suina.
Decorare il piatto con cerchietti di melone.


NOTE

[1] Voce Astrologia, Enciclopedia Treccani on line.
[2] Ibidem.
[3] Alessandro Ratti, Il magistero recente su magia e superstizione, Sito Internet della rivista Credere oggi.
[4] MB, VII, 24-25.
[5] Talune fonti identificano nei tedeschi la popolazione colpita. Cfr. 
[6] Gallinella del Signore, Coccinella, Sito Internet Summa Gallicana.

BIBLIOGRAFIA DEGLI ALTRI SITI CONSULTATI

Our Lady's BugSito Internet dei Servi del Cuore Immacolato di Maria .
La coccinella blu, Sito Internet Corvo Rosso.


venerdì 6 gennaio 2017

Riflessioni spirituali



UNA MANIFESTAZIONE
DI LUCE
L'Epifania di Gesù


La solennità dell'Epifania ci rimanda con forza al tema della luce: i Magi sono guidati da una stella all'incontro con Colui che è la luce stessa, venuta nel mondo.
L'etimologia della parola Epifania permette di cogliere ulteriori rimandi, che abbracciano tutta la storia della salvezza e, soprattutto, avvolgono la storia di ogni uomo, inondandola di nuova luce.




«I Magi partirono. Ed ecco, la stella, che avevano visto spuntare, li precedeva, finché giunse e si fermò sopra il luogo dove si trovava il bambino. 
Al vedere la stella, provarono una gioia grandissima. 
Entrati nella casa, videro il bambino con Maria sua madre, 
si prostrarono e lo adorarono. 
Poi aprirono i loro scrigni e gli offrirono in dono oro, incenso e mirra».

(Mt 2, 7-11)


«Il termine epiphánia è prelevato dalla famiglia del verbo epiphaíno "apparire, manifestarsi" (l’accento è graficamente sulla i, ma foneticamente sulla a). Il verbo phaíno (senza il prefisso epi-) significa letteralmente "venire alla luce" (quindi "apparire"), infatti deriva dalla radice indoeuropea bha-"luce", che ha formato sempre in greco la parola phós "luce", diventata in italiano una specie di prefisso (tecnicamente si definisce prefissoide), alla base di parole come fotosintesi, fotografia, fotocellula» [1]. 

L'etimologia aiuta a cogliere il significato più simbolico, spirituale – ma proprio per questo più importante ed essenziale – della festa dell'Epifania, un evento che rimanda inevitabilmente al tema della luce
.
In realtà è tutto il racconto evangelico del tempo di Natale a condurci su questo concetto. Un concetto materiale, ma soprattutto evocativo di un mistero più grande di quello che la luce – come elemento naturale (o artificiale) – rappresenta in sé. In tal senso lo ritroviamo nelle canzoni tradizionali dedicate al Dio Bambino sceso sulla Terra, come Astro del Ciel, Tu scendi dalle stelle, o Venite, adoriamo, i cui versi rammentano che «La luce del mondo brilla in una grotta».
Questi canti non hanno fatto altro che attingere alla sapienza biblica, alla Scrittura, in cui il tema della luce è strettamente connesso alla storia della salvezza. 
Benedetto XVI ben lo sottolineò nel 2006: 

«L'apostolo Giovanni scrive nella sua Prima Lettera: "Dio è luce e in lui non ci sono tenebre" (1 Gv 1, 5); e più avanti aggiunge: "Dio è amore". Queste due affermazioni, unite insieme, ci aiutano a meglio comprendere: la luce, spuntata a Natale, che oggi si manifesta alle genti, è l'amore di Dio, rivelato nella Persona del Verbo incarnato. Attratti da questa luce, giungono i Magi dall'Oriente. 
Nel mistero dell'Epifania, dunque, accanto ad un movimento di irradiazione verso l'esterno, si manifesta un movimento di attrazione verso il centro, che porta a compimento il movimento già inscritto nell'Antica Alleanza. La sorgente di tale dinamismo è Dio, Uno nella sostanza e Trino nelle Persone, che tutto e tutti attira a sé. La Persona incarnata del Verbo si presenta così come principio di riconciliazione e di ricapitolazione universale (cfr Ef 1, 9-10). Egli è la meta finale della storia, il punto di arrivo di un "esodo", di un provvidenziale cammino di redenzione, che culmina nella sua morte e risurrezione. 
Per questo, nella solennità dell'Epifania, la liturgia prevede il cosiddetto "Annuncio della Pasqua": l'anno liturgico, infatti, riassume l'intera parabola della storia della salvezza, al cui centro sta "il Triduo del Signore crocifisso, sepolto e risorto"» [2].

Non vi è contrapposizione tra la nascita e la morte, saldamente legate dal concetto della luce. Può esservi – continuando a usare un linguaggio metaforico – una luce più forte, più abbagliante, di quella della risurrezione dai morti?
Cristo Risorto «è la luce che vince la notte», come recita un canto liturgico; Egli è la luce che vince ogni notte: quella del peccato, della sofferenza, della povertà, della solitudine, della malattia e, non da ultima, quella della morte sia spirituale che materiale.
Alla luce di questa luce l'uomo può vedere la luce (cfr. Sal 36,10), perché solo in Lui «è la sorgente della vita» (Ibidem).
È una luce di speranza, una luce che orienta in modo diverso la storia dell'uomo e dell'umanità: non si cammina verso il nulla, ma verso un futuro escatologico che comincia a realizzarsi già in questo pellegrinaggio terreno, nel cammino dell'homo viator. È una luce che illumina il tragitto da percorre, aiuta a discernere tra le diverse scelte possibili, cambia la prospettiva da cui guardare la vita intera, il mondo, gli altri e finanche se stessi.
Il mistero della risurrezione diventa così un mistero di gloria e di luce, e questo consente al credente di vivere l'epifania del Signore ogni giorno, riconoscendo nelle piccole e grandi esperienze quotidiane, nell'esistenza stessa, nella speranza nutrita per il futuro prossimo e remoto, la manifestazione di quella che Simeone descrive nel suo cantico (Lc 2, 30-32): 
«i miei occhi hanno visto la tua salvezza,
preparata da te davanti a tutti i popoli:
luce per rivelarti alle genti
e gloria del tuo popolo, Israele».
L'Epifania del Signore deve suscitare anche oggi stupore per le meraviglie operate da Dio, un Dio che non ha avuto limiti di fantasia, tanto da arrivare a nascere come uno di Dio, morire come uno di noi e... risorgere, come ancora noi non risorgiamo, ma così come risorgeremo, alla sua stessa maniera.
Fantasia, fantasmagorico, fenomenabile: tutte parole ricavate dallo stesso verbo phaíno da cui deriva la parola epifania [3]; tutti termini che ci ricordano che Dio non è apparso come un fantasma (secondo l'uso che a questo termine diamo nell'uso comune, e che pur nasce dalla stessa radice di epifania), perché al di là della straordinarietà dell'Incarnazione non si nasconde un sogno effimero, una realtà evanescente, ma il Dio con noi, quel Dio che è sceso per essere con l'uomo «tutti i giorni, fino alla fine del mondo» (Mt 28,20), e per sempre, nell'eternità della nuova Gerusalemme celeste (cfr. Ap 21, 3-4). Quella Gerusalemme che nell'Apocalisse ci appare descritta con parole, ancora una volta, di luce (Ap 22, 5):
«Non vi sarà più notte,
e non avranno più bisogno
di luce di lampada né di luce di sole,
perché il Signore Dio li illuminerà.
E regneranno nei secoli dei secoli».


NOTE

[1] Il significato di epifania viene alla luce, Fabio Ruggiano, 
http://www.academia.edu/25632613/Il_significato_di_epifania_viene_alla_luce

[2] Benedetto XVI, Omelia, 6 gennaio 2006.

[3] Si rimanda al testo del prof. Fabio Ruggiano, cit.


domenica 25 dicembre 2016

sabato 24 dicembre 2016

Novena di Natale 2016/ 9


FAMIGLIA, CULLA DELL'AMORE 
E DELLA FEDE
9° giorno - I figli


Per prepararci al Santo Natale proviamo a riflettere sul tema della famiglia, argomento attualissimo e sempre presente nel pensiero della Chiesa, che anche in tempi recentissimi, in occasione del Sinodo, si è trovata a meditare sulle sfide che oggi i nuclei familiari sono chiamati ad affrontare. 
La presente novena è uno stralcio del sussidio già pubblicato in Ebook e in cartaceo.




 Dal Vangelo secondo Luca (Lc 2, 19-52)

Gesù  «rispose loro: “Perché mi cercavate? Non sapevate che io devo occuparmi delle cose del Padre mio?”. Ma essi non compresero ciò che aveva detto loro.  
Scese dunque con loro e venne a Nazaret e stava loro sottomesso. E cresceva in sapienza, età e grazia davanti a Dio e agli uomini.».


MEDITIAMO

Dal Magistero di papa Francesco

«A nessuno fa bene perdere la coscienza di essere figlio. In ogni persona, “anche se uno diventa adulto, o anziano, anche se diventa genitore, se occupa un posto di responsabilità, al di sotto di tutto questo rimane l’identità di figlio. Tutti siamo figli. E questo ci riporta sempre al fatto che la vita non ce la siamo data noi ma l’abbiamo ricevuta. Il grande dono della vita è il primo regalo che abbiamo ricevuto”. Per questo “il quarto comandamento chiede ai figli di onorare il padre e la madre (cfr Es 20,12). Questo comandamento viene subito dopo quelli che riguardano Dio stesso. Infatti contiene qualcosa di sacro, qualcosa di divino, qualcosa che sta alla radice di ogni altro genere di rispetto fra gli uomini. E nella formulazione biblica del quarto comandamento si aggiunge: “perché si prolunghino i tuoi giorni nel paese che il Signore tuo Dio ti dà”. Il legame virtuoso tra le generazioni è garanzia di futuro, ed è garanzia di una storia davvero umana. Una società di figli che non onorano i genitori è una società senza onore. È una società destinata a riempirsi di giovani aridi e avidi”».
(Francesco, Amoris Laetitia, nn. 188-189)


RIVOLGIAMO AL SIGNORE LE NOSTRE PREGHIERE

O Dio, nostro Padre, che nella santa Famiglia ci hai dato un vero modello di vita, fa’ che nelle nostre famiglie fioriscano le stesse virtù e lo stesso amore, perché, riuniti insieme nella tua casa, possiamo godere la gioia senza fine. 
Per il nostro Signore Gesù Cristo, tuo figlio, che è Dio, e vive e regna con te, nell’unità dello Spirito Santo, per tutti i secoli dei secoli [1].
AMEN

Padre Nostro, Ave Maria, Gloria al Padre


[1] Colletta della Liturgia della Santa Famiglia di Gesù, Maria e Giuseppe.

venerdì 23 dicembre 2016

Novena di Natale 2016/ 8


FAMIGLIA, CULLA DELL'AMORE 
E DELLA FEDE
8° giorno - La paternità


Per prepararci al Santo Natale proviamo a riflettere sul tema della famiglia, argomento attualissimo e sempre presente nel pensiero della Chiesa, che anche in tempi recentissimi, in occasione del Sinodo, si è trovata a meditare sulle sfide che oggi i nuclei familiari sono chiamati ad affrontare. 
La presente novena è uno stralcio del sussidio già pubblicato in Ebook e in cartaceo.




 Dal Vangelo secondo Luca (Lc 2, 43; 46; 48)

«Il fanciullo Gesù rimase a Gerusalemme, senza che i genitori se ne accorgessero. Dopo tre giorni lo trovarono nel tempio, seduto in mezzo ai maestri, mentre li ascoltava e li interrogava. Al vederlo restarono stupiti, e sua madre gli disse: “Figlio, perché ci hai fatto questo? Ecco, tuo padre e io, angosciati, ti cercavamo”». 


MEDITIAMO

Dal Magistero di papa Francesco

«Ogni famiglia ha bisogno del padre. La prima necessità è che il padre sia presente nella famiglia. Che sia vicino alla moglie, per condividere tutto, gioie e dolori, fatiche e speranze. E che sia vicino ai figli nella loro crescita: quando giocano e quando si impegnano, quando sono spensierati e quando sono angosciati, quando si esprimono e quando sono taciturni, quando osano e quando hanno paura, quando fanno un passo sbagliato e quando ritrovano la strada. Dire presente non è lo stesso che dire controllore! Perché i padri troppo controllori annullano i figli, non li lasciano crescere. Tante volte non c’è altra cosa da fare che aspettare; pregare e aspettare con pazienza, dolcezza, magnanimità, misericordia. Un buon padre sa attendere e sa perdonare, dal profondo del cuore. Certo, sa anche correggere con fermezza. Il padre che sa correggere senza avvilire è lo stesso che sa proteggere senza risparmiarsi».
(Francesco, Udienza generale, 4 febbraio 2015)


RIVOLGIAMO AL SIGNORE LE NOSTRE PREGHIERE

O Dio, nostro Padre, che nella santa Famiglia ci hai dato un vero modello di vita, fa’ che nelle nostre famiglie fioriscano le stesse virtù e lo stesso amore, perché, riuniti insieme nella tua casa, possiamo godere la gioia senza fine. 
Per il nostro Signore Gesù Cristo, tuo figlio, che è Dio, e vive e regna con te, nell’unità dello Spirito Santo, per tutti i secoli dei secoli [1].
AMEN

Padre Nostro, Ave Maria, Gloria al Padre


[1] Colletta della Liturgia della Santa Famiglia di Gesù, Maria e Giuseppe.