martedì 2 febbraio 2016

Anno della Vita Consacrata


ACCOGLIERE LA LUCE VERA
Lasciarsi illuminare da Cristo per illuminare il mondo


Nella festa della Presentazione al Tempio di Gesù si conclude l'Anno della Vita Consacrata.
Il dono che i fratelli e le sorelle consacrate fanno della loro vita - attraverso i voti di povertà, castità e obbedienza - diventa un segno luminoso per il mondo, che aiuta a contemplare ogni cosa nella prospettiva ultraterrena, come specchio delle realtà celesti e della vita dei beati in Paradiso. «Il vergine ha già varcato la soglia, è figlio della risurrezione. Così è nella verginità che l'uomo di fatto entra nel paradiso, ed è nella verginità che l'uomo di fatto riacquista l'immagine di Dio, ottiene il potere di seguire l'Agnello ovunque Egli vada, e l'anima sposa di Cristo ottiene di nuovo un potere su tutte le cose, compie l'unità di tutta creazione» (Divo Barsotti, La via del ritorno,  San Paolo, 2010, p. 93). L'icona del Risorto è icona di luce, di un'umanità nuova, glorificata. Così, il consacrato - attraverso la sua scelta di donazione totale a Dio - ricorda a ciascun battezzato ("consacrato" al Signore attraverso il Sacramento ricevuto, che è lavacro di "illuminazione" [1]) che occorre farsi illuminare da Cristo, luce vera (cfr. Gv 8,12), per diventare «luce del mondo» (Mt 5,14), secondo la sua stessa parola. 




Dai Discorsi di san Sofronio, vescovo
​(Disc. 3, sull’Hypapante 6, 7; PG 87, 3, 3291-3293)

«Noi tutti che celebriamo e veneriamo con intima partecipazione il mistero dell’incontro del Signore, corriamo e muoviamoci insieme in fervore di spirito incontro a lui. Nessuno se ne sottragga, nessuno si rifiuti di portare la sua fiaccola. Accresciamo anzi lo splendore dei ceri per significare il divino fulgore di lui che si sta avvicinando e grazie al quale ogni cosa risplende, dopo che l’abbondanza della luce eterna ha dissipato le tenebre della caligine. Ma le nostre lampade esprimano soprattutto la luminosità dell’anima, con la quale dobbiamo andare incontro a Cristo. Come infatti la Madre di Dio e Vergine intatta portò sulle braccia la vera luce e si avvicinò a coloro che giacevano nelle tenebre, così anche noi, illuminati dal suo chiarore e stringendo tra le mani la luce che risplende dinanzi a tutti, dobbiamo affrettarci verso colui che è la vera luce.
La luce venne nel mondo (cfr. Gv 1, 9) e, dissipate le tenebre che lo avvolgevano, lo illuminò. Ci visitò colui che sorge dall’alto (cfr. Lc 1, 78) e rifulse a quanti giacevano nelle tenebre. Per questo anche noi dobbiamo ora camminare stringendo le fiaccole e correre portando le luci. Così indicheremo che a noi rifulse la luce, e rappresenteremo lo splendore divino di cui siamo messaggeri. Per questo corriamo tutti incontro a Dio. Ecco il significato del mistero odierno.
La luce vera che illumina ogni uomo che viene in questo mondo (cfr. Gv 1, 9) è venuta. Tutti dunque, o fratelli, siamone illuminati, tutti brilliamo. Nessuno resti escluso da questo splendore, nessuno si ostini a rimanere immerso nel buio. Ma avanziamo tutti raggianti e illuminati verso di lui. Riceviamo esultanti nell’animo, col vecchio Simeone, la luce sfolgorante ed eterna. Innalziamo canti di ringraziamento al Padre della luce, che mandò la luce vera, e dissipò ogni tenebra, e rese noi tutti luminosi. La salvezza di Dio, infatti, preparata dinanzi a tutti i popoli e manifestata a gloria di noi, nuovo Israele, grazie a lui, la vedemmo anche noi e subito fummo liberati dall’antica e tenebrosa colpa, appunto come Simeone, veduto il Cristo, fu sciolto dai legami della vita presente.
Anche noi, abbracciando con la fede il Cristo che viene da Betlemme, divenimmo da pagani popolo di Dio. Egli, infatti, è la salvezza di Dio Padre. Vedemmo con gli occhi il Dio fatto carne. E proprio per aver visto il Dio presente fra noi ed averlo accolto con le braccia dello spirito, ci chiamiamo nuovo Israele. Noi onoriamo questa presenza nelle celebrazioni anniversarie, né sarà ormai possibile dimenticarcene».


[1] «Questo lavacro è chiamato illuminazione, perché coloro che ricevono questo insegnamento [catechistico] vengono illuminati nella mente ». Poiché nel Battesimo ha ricevuto il Verbo, «la luce vera che illumina ogni uomo» (Gv 1,9), il battezzato, dopo essere stato «illuminato», è divenuto «figlio della luce» e «luce» egli stesso (Ef 5,8):
II Battesimo «è il più bello e magnifico dei doni di Dio. [...] Lo chiamiamo dono, grazia, unzione, illuminazione, veste d'immortalità, lavacro di rigenerazione, sigillo, e tutto ciò che vi è di più prezioso. Dono, poiché è dato a coloro che non portano nulla; grazia, perché viene elargito anche ai colpevoli; Battesimo, perché il peccato viene seppellito nell'acqua; unzione, perché è sacro e regale (tali sono coloro che vengono unti); illuminazione, perché è luce sfolgorante; veste, perché copre la nostra vergogna; lavacro, perché ci lava; sigillo, perché ci custodisce ed è il segno della signoria di Dio».(Catechismo della Chiesa Cattolica, n. 1216)

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